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Brasimone, la ricerca sul nucleare senza scorie nel centro Enea

Pubblicato da Andrea donati il 22/09/2026

In Italia l’energia ottenuta dall’atomo è stata bandita ma la ricerca non si è mai fermata.

Sull’appennino bolognese entro fine anno sarà operativo il nuovo simulatore di reattore a piombo che servirà a testare il nucleare di ultima generazione

L’inaugurazione della nuova sottostazione elettrica da 20 megawatt di potenza è stata l’occasione per aprire le porte del Centro Enea Brasimone.

Qui da 70 anni si fa ricerca sul nucleare, continuata con altre modalità dopo il referendum dell’87 che bandì l’energia atomica in Italia. E oggi il nostro paese è uno dei più avanzati al mondo in questo settore.

La grande potenza della nuova sottostazione, costata 15 milioni di euro, serve ad alimentare quelle strutture che simulano i processi che avvengono nei reattori nucleari o in parte di essi.

In particolare Precursor e Othello, in fase di ultimazione, saranno due impianti che testeranno quanto avviene nei reattori di quarta generazione dove un salto fondamentale per la sicurezza è garantito dall’utilizzo del piombo come refrigerante al posto dell’acqua

Su questi progetti lavorano insieme Enea e Newcleo, azienda nata cinque anni fa per coniugare ricerca e know-how industriale; si conta di realizzare il primo impianto di nuova generazione nel 2032 negli Stati Uniti, in Europa nel 2034. Poi potrebbe toccare all’Italia, se sarà cambiata l’attuale normativa, considerando anche la sostenibilità dei nuovi reattori.

Nel servizio di Ivan Epicoco le interviste a Francesca Mariotti, presidente di Enea; Mariano Tarantino, responsabile divisione sistemi nucleari per l’energia Enea; Elisabeth Rizzotti, cofondatrice NewCleo. 

Video del servizio: Clicca qui

Fonte: https://www.rainews.it

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UN PO’ DI STORIA

A 900 metri di quota, tra i boschi dell’Appennino bolognese, c’è un impianto nucleare italiano che lavora ogni giorno. E quasi nessuno sa che esiste.

Non è una centrale elettrica. Non produce energia per la rete. Non è nemmeno un museo della Guerra Fredda.

È il Centro ENEA del Brasimone, nascosto vicino all’omonimo lago, lontano dalle città e dalle rotte turistiche. Un luogo che racconta una delle trasformazioni più sorprendenti della ricerca italiana.

Negli anni Cinquanta nasce come centro dedicato all’energia nucleare da fissione.

Il progetto più ambizioso era il PEC, un reattore veloce raffreddato a sodio destinato a dimostrare una tecnologia allora considerata il futuro dell’energia. Quando i lavori vengono fermati, l’impianto è completato per circa l’85%.

Poi arriva il 1986.

L’esplosione di Chernobyl cambia il modo in cui il mondo guarda al nucleare. L’anno successivo gli italiani vengono chiamati alle urne e il referendum del 1987 segna la fine del programma nucleare nazionale.

Per molti impianti significa chiusura.

Per il Brasimone, invece, è l’inizio di una seconda vita.

Negli anni Novanta il centro viene completamente riconvertito.

Le competenze accumulate non vengono disperse. I laboratori vengono aggiornati, arrivano nuovi programmi di ricerca e il sito diventa uno dei punti di riferimento italiani per la fusione nucleare, i reattori di quarta generazione e le tecnologie che potrebbero rendere il nucleare del futuro più efficiente e più sicuro.

Tra gli impianti più straordinari c’è CIRCE.

Qui, al posto dell’acqua, scorre piombo liquido mantenuto a circa 400 gradi in un enorme circuito sperimentale.

L’obiettivo non è produrre elettricità, ma capire come costruire la prossima generazione di reattori raffreddati a piombo, una tecnologia studiata da molti Paesi perché promette standard di sicurezza molto elevati e una migliore gestione del combustibile.

È una struttura tra le più avanzate al mondo nel suo genere.

Ma il futuro del Brasimone potrebbe non riguardare soltanto l’energia.

Uno dei progetti più importanti guarda alla medicina.

Ogni anno, nel mondo, circa 40 milioni di persone si sottopongono a esami diagnostici che utilizzano il Tecnezio-99m, il radioisotopo più impiegato nella medicina nucleare.

Serve per individuare tumori, malattie cardiache e numerose altre patologie.

Il problema è che dura pochissime ore.

Non può essere immagazzinato a lungo. Deve essere prodotto continuamente e distribuito con una precisione quasi perfetta.

Per questo il mondo dipende da un numero molto limitato di impianti.

Al Brasimone sono in corso progetti che puntano a sviluppare nuove tecnologie per contribuire in modo significativo alla futura produzione di questo radioisotopo, rafforzando l’autonomia europea in un settore strategico per la salute.

È un paradosso che racconta bene la storia italiana.

Il luogo dove un grande progetto per produrre energia nucleare si è fermato dopo un referendum oggi continua a lavorare sul nucleare, ma con obiettivi completamente diversi: ricerca, sicurezza e medicina.

Molti passano accanto all’Appennino bolognese senza immaginare che, dietro quei boschi, si studi il futuro di tecnologie che potrebbero influenzare la vita di milioni di persone.

Forse il segreto meglio custodito della scienza italiana non si trova in una grande città, ma tra gli alberi, accanto a un lago, dove quasi nessuno pensa di guardare.

Un referendum cambiò il suo destino.

La ricerca gli diede una seconda vita.

Oggi, da quel luogo nascosto, potrebbe passare una parte del futuro della medicina nucleare.

In breve:

Il Centro ENEA del Brasimone nacque negli anni ’50 per la ricerca sulla fissione nucleare e il reattore PEC fu fermato quando era quasi completato.

Dopo il referendum del 1987 il sito fu riconvertito in un centro di eccellenza per fusione nucleare e reattori avanzati, ospitando oggi il grande impianto sperimentale CIRCE.

Il Brasimone partecipa anche a progetti per sviluppare nuove tecnologie destinate alla produzione del Tecnezio-99m, fondamentale per milioni di esami diagnostici ogni anno.

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