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CNA Bologna: Bene gli aiuti per ricollocare i lavoratori Gaggio Tech. Ora la stessa attenzione per tutte le imprese dell’Appennino

Pubblicato da Andrea donati il 29/08/2026

Il Presidente Antonio Gramuglia: “Un posto di lavoro vale allo stesso modo, sia che venga perso in una grande azienda, sia che scompaia, uno alla volta, in decine di piccole imprese.

La proposta di una ZES dell’Appennino va nella direzione giusta: trasformiamo l’emergenza Gaggio Tech nell’occasione per una vera politica economica per la montagna”.

“Il sostegno ai lavoratori della Gaggio Tech è giusto e necessario. Ma questa vicenda deve farci fare un ragionamento più ampio sull’intero sistema economico dell’Appennino bolognese”.

È la posizione di Antonio Gramuglia, Presidente CNA Bologna, dopo l’annuncio del bando regionale da 2 milioni di euro destinato alle imprese che assumano lavoratori disoccupati o inoccupati nelle aree montane e interne, con un contributo che potrà arrivare fino a 15.000 euro per ogni assunzione a tempo pieno e indeterminato.

“Non contestiamo un euro di queste risorse. Al contrario: se possibile, chiediamo di rafforzarle. Ma poniamo una questione che come CNA sentiamo da anni. Quando entra in crisi una grande azienda, giustamente si accendono immediatamente i riflettori. Quando invece la crisi riguarda cento piccole imprese, ciascuna delle quali perde un dipendente, rinuncia a un’assunzione o alla fine chiude, il risultato per il territorio può essere persino peggiore. Ma troppo spesso avviene nel silenzio. Eppure quei posti di lavoro hanno esattamente lo stesso valore”.

CNA ricorda come l’Appennino bolognese abbia un tessuto produttivo fortemente caratterizzato da micro, piccole e imprese artigiane. Fare impresa in montagna significa affrontare costi, difficoltà logistiche, carenza di personale e servizi e una minore capacità di attrarre nuovi investimenti.

“Per questo – prosegue Gramuglia – il bando regionale può rappresentare un primo cambio di impostazione importante, soprattutto perché, per quanto annunciato, non sarà riservato esclusivamente agli ex dipendenti Gaggio Tech ma riguarderà le assunzioni di disoccupati e inoccupati da parte delle imprese localizzate nei Comuni montani e nelle aree interne. Chiediamo che questa non sia una misura figlia di una singola emergenza, ma l’inizio di una politica strutturale per il lavoro e l’impresa in Appennino.”

La ZES dell’Appennino (Zona Economica Speciale) è una proposta da approfondire e sostenere”.

In questa prospettiva CNA Bologna guarda con interesse alla proposta, rilanciata in questi giorni, di riconoscere all’Appennino bolognese condizioni analoghe a quelle previste per le Zone Economiche Speciali.

“È una proposta che merita di essere approfondita seriamente. La montagna non può competere con la pianura partendo dalle stesse condizioni, perché le condizioni di partenza non sono le stesse. Una ZES, o uno strumento costruito con la medesima logica, potrebbe significare incentivi agli investimenti, agevolazioni fiscali e soprattutto procedure amministrative più semplici e veloci per chi decide di investire, assumere o mantenere un’attività produttiva in Appennino”.

“Ma poniamo una condizione: una ZES dell’Appennino deve essere costruita pensando prima di tutto al tessuto imprenditoriale che in Appennino esiste già, fatto in larghissima parte di micro e piccole imprese. Non deve diventare soltanto uno strumento per attrarre qualche grande investimento dall’esterno. Dobbiamo certamente portare nuove imprese in montagna. Ma prima ancora dobbiamo mettere nelle condizioni di rimanere, investire e crescere quelle che qui lavorano da venti, trenta o quarant’anni”.

“Gaggio Tech – conclude Gramuglia – ci lascia dunque una lezione che non dobbiamo perdere. Non aspettiamo la prossima grande crisi per occuparci dell’Appennino. Se oggi siamo disposti a investire risorse pubbliche per ricreare un posto di lavoro perduto, dobbiamo essere altrettanto determinati nell’aiutare le imprese che quei posti di lavoro li mantengono ogni giorno. Facciamo della crisi Gaggio Tech non il punto di arrivo di un intervento straordinario, ma il punto di partenza di una politica straordinaria per l’Appennino”

Fonte: CNA Bologna

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